La mafia e i suoi linguaggi
Sabato 14 dicembre 2024 presso il Polo Bibliotecario di Potenza si è tenuto un incontro sul tema dei linguaggi simbolici utilizzati dalla mafia, intitolato “La mafia e i suoi linguaggi”.
All’iniziativa hanno preso parte in veste di relatori, il già Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Rosy Bindi (in collegamento telematico), già Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania, già Procuratore della Repubblica di Potenza, Francesco Curcio, e don Marcello Cozzi, già componente del Gruppo di lavoro sulla “scomunica alle mafie” nonché coordinatore dell’Istituto di ricerca e di formazione interdisciplinare sui fenomeni delle mafie e della corruzione.
L’incontro è stato coordinato ed introdotto dall’ex magistrato Alberto Iannuzzi, già Presidente vicario della Corte di Appello di Potenza.
All’evento rivolto, agli studenti dei Licei “Galileo Galilei” e “Pier Paolo Pasolini”, nonché gli studenti della scuola media “Luigi La Vista”, hanno aderito all’iniziativa le associazioni “Libera Potenza”, “Laboratorio di educazione alla pace”, “Agesci Basilicata”, “CGIL Basilicata”, “MedinLucania”, “Comitato per il ritiro di ogni autonomia differenziata”, “Comitato Comunità e Sviluppo Basilicata” e CSI Basilicata
L’idea dell’iniziativa, curata dall’associazione “Primavera Lucana”, nasce da uno spiacevole episodio di cronaca, che si sarebbe registrato nel mese di Agosto nel Comune di Scanzano (già sciolto per mafia nel 2019) in occasione della processione della “Madonna del Mare”: un inchino della statua in processione nei pressi di uno stabilimento balneare, a cui è legato un clan mafioso, per iniziativa del primo cittadino del comune del materano.
Si è dunque trattato di un’occasione per riflettere e far riflettere il giovane pubblico presente, sull’uso strumentale di alcuni rituali e simboli religiosi con cui le organizzazioni di stampo criminale cercano di dare una testimonianza visiva del loro potere nella società, talvolta ostentando una contiguità con entità molto influenti, come la Chiesa.
Una prossimità al mondo e al simbolismo religioso che ne strumentalizza segni e pratiche, ritenute sacre, al bisogno di consenso sociale e di accondiscendenza talvolta anche da parte di figure sacerdotali nei confronti di esponenti della criminalità organizzata.
Un consenso “di stampo culturale” che attingendo al linguaggio e agli strumenti del sentire popolare, tra cui internet e social network, trasforma in valori da seguire, aspetti quali il possesso di soldi e macchine potenti, o la compagnia di belle donne.
Un “consenso”, naturalmente, che i giovani di oggi sono chiamati a respingere, a partire dalla consapevolezza delle strategie e dei codici linguistici e comunicativi alla base della mentalità e del sistema criminale della mafia, così come è conosciuta nelle varie declinazioni territoriali delle diverse regioni del Sud.
Il dibattito è stato anche un’opportunità, per denunciare alcune problematiche relative agli interessi economici che muovono l’operato del sistema mafioso in Basilicata, ossia il traffico illecito di rifiuti e l’inquinamento
Infine, Don Marcello Cozzi, da sempre impegnato nella lotta alla legalità e al contrasto della criminalità organizzata, ha voluto rispondere e difendersi dalle accuse lanciategli da alcune testate lucane, in seguito alla condanna al risarcimento di 30 mila euro, per diffamazione nei riguardi dell’ex direttore generale del San Carlo, Michele Cannizzaro.




















