Si intitola “Giornalismo e comunicazione sociale: la responsabilità delle scelte” il nuovo libro, edito da Meltemi, di Donatella Pacelli, docente Università LUMSA e Vicepresidente della Fondazione ViVa Ale.
Il testo, presentato Venerdì 8 Novembre presso la sala Conferenze del Polo Bibliotecario di Potenza, è stato al centro di un corso di formazione giornalistica della durata complessiva di tre ore, promosso dalla Fondazione Alessandra Bisceglia in collaborazione con l'Ordine dei Giornalisti di Basilicata a favore dei suoi tesserati.
Moderatore dell’incontro, che ha garantito ai giornalisti iscritti cinque crediti per la formazione continua, è stato il presidente dell’Ordine professionale lucano, Mario Restaino. Alla discussione del lavoro editoriale hanno partecipato la curatrice Donatella Pacelli, il presidente della Giuria del Premio Giornalistico “Alessandra Bisceglia” Andrea Garibaldi e il caporedattore della Tgr Campania, Oreste Lo Pomo.
Il corso è stato organizzato e suddiviso in tre specifici e distinti moduli, ciascuno della durata di un'ora : 1) La responsabilità dei giornalisti di fronte ai deboli. 2) L'uso delle parole giuste sulla comunicazione che riguarda i deboli. 3)Come i giornalisti devono usare un linguaggio corretto per informare sulle categorie svantaggiate.
Il volume è sorto dalla necessità di riflettere sulle parole e i linguaggi più consoni, sia in ambito prettamente giornalistico che nelle altre e svariate forme di comunicazione sociale, come social media e campagne di sensibilizzazione, per raccontare temi delicati e di interesse collettivo quali malattie, disabilità e fragilità. Parole e linguaggi che devono assolvere al compito di descrivere forme di malattia, sofferenza, disagio e marginalità con il massimo rispetto, evitando facili allarmismi, ma al contempo contrastando la fragilità che viene generata in chi si trova nelle condizioni descritte.
Alla stesura del testo curato da Donatelli Pacelli, hanno collaborato quattordici giornalisti, due sociologi e un Prefetto vaticano (giornalista): intento comune è stato quello di elaborare proposte e ragionamenti per provare a dare risposta ad un quesito che dovrebbe porsi chiunque faccia informazione.
Ai nostri microfoni Restaino ha dichiarato: “il tema dell’incontro è il linguaggio che parla dei deboli e la distanza che esiste spesso tra il linguaggio impiegato normalmente dai giornalisti e le situazioni di debolezza che pervadono la nostra società. Un problema verso il quale ci sta ancora tanto da fare, ma molto è stato fatto, come il libro presentato oggi cercherà di testimoniare”
Ne deriva un possibile problema di etica e di rispetto della privacy, su cui lo stesso Restaino ha espresso una posizione di solidarietà nei riguardi della categoria professionale dei giornalisti: “se da un lato tg e giornali a volte riservano ad alcuni argomenti un interesse eccessivo o ossessivo, ciò è dovuto al fatto che commenti o articoli di giornali, interviste, trasmissioni e tg sono a servizio dei gusti del pubblico di lettori o telespettatori, interessati da argomenti di una banalità sconcertante ma affascinante per il rappresentare accadimenti distantissimi dalla propria quotidianità. Non vi è nulla di inventato nel lavoro dei giornalisti, come spesso si vorrebbe far intendere da chi pone problemi di etica e responsabilità, e, anzi, va aggiunto che bisogna auspicare che il pubblico in futuro perda interesse verso temi frivoli, nei cui confronti spesso il servizio giornalistico e televisivo è trattato a semplice estensione dell'informazione diffusa e commentata sui social”.
Incalzato sul tema del disagio e della sofferenza Andrea Garibaldi ha invece commentato il modo corretto in cui il linguaggio giornalistico deve raccontare la guerra, “mostrandone l’orrore, il disastro e la disperazione, senza tuttavia enfatizzare nulla, o indugiare sugli aspetti più sanguinolenti”.






